Il Sabato delle Donne: chiudere gli occhi per imparare a guardarsi
Sedici donne, un cerchio e un primo incontro con il proprio corpo. Alla KBC di Genova, Il Sabato delle Donne comincia da equilibrio, respiro e ascolto: chiudere gli occhi diventa un’occasione per conoscersi attraverso il pugilato.
Abbiamo iniziato in cerchio.
Sedici donne, età, storie ed esperienze diverse. Alcune conoscevano già KBC perché mamme di bambini e ragazzi che frequentano i nostri corsi. Altre entravano per la prima volta.
Tra loro anche una ragazza che avevo conosciuto quando aveva sette o otto anni, quando era una mia allieva. Non la vedevo da tantissimo tempo. Ritrovarla davanti a me, ormai adulta, proprio all’inizio di questo nuovo percorso, è stata una grande emozione.
Prima ancora di indossare i guantoni, però, avevamo bisogno di dirci perché eravamo lì.
Non un corso, ma un percorso
Il Sabato delle Donne non nasce come un corso di autodifesa.
Nasce come un percorso verso l’autoconsapevolezza attraverso il pugilato.
Quando parliamo di autodifesa immaginiamo inevitabilmente qualcosa o qualcuno da cui dobbiamo imparare a difenderci. Impariamo tecniche, movimenti e risposte che potrebbero permetterci di reagire a una situazione di pericolo.
È un lavoro che può avere certamente la sua utilità.
Ma la domanda dalla quale abbiamo scelto di partire noi è un’altra:
da che cosa abbiamo davvero bisogno di difenderci?
E, qualche volta, chi è la persona capace di farci più male?
La risposta può essere scomoda: noi stesse.
Attraverso il giudizio che rivolgiamo al nostro corpo. Attraverso ciò che pretendiamo da noi stesse. Attraverso il bisogno di avere sempre tutto sotto controllo. Attraverso la difficoltà ad accettare un limite, una paura, una fragilità o un’emozione che non vorremmo provare.
Imparare una tecnica per difendersi non significa necessariamente sentirsi capaci di farlo.
Per questo abbiamo scelto di cominciare prima.
Da noi.
Prima di muoversi, sapere dove siamo
Dopo il cerchio siamo entrate nella boxe.
Abbiamo analizzato la posizione di combattimento, gli appoggi, la distribuzione del peso e la catena cinetica. Abbiamo iniziato il lavoro di footwork e sperimentato la necessità di essere stabili non soltanto quando siamo ferme, ma anche mentre ci muoviamo.
Nel pugilato, infatti, stabilità non significa immobilità.
Significa riuscire a conservare il proprio centro anche nel movimento.
Poi abbiamo fatto una cosa semplicissima.
Abbiamo chiuso gli occhi.
Senza il riferimento della vista abbiamo provato a sentire il peso sui piedi, l’equilibrio, le tensioni, il respiro e la posizione del nostro corpo nello spazio.
Ed è successo qualcosa di interessante.
Per alcune è stato naturale. Per altre è stato difficile. Diverse donne hanno raccontato il disagio provocato dal non poter vedere quello che accadeva intorno a loro e dalla sensazione di perdere, anche solo per qualche istante, il controllo.
Ed è proprio lì che un esercizio apparentemente tecnico ha cominciato a raccontarci qualcosa di noi.
Chiudere gli occhi per imparare a guardarsi
Siamo abituate a pensare che per vedere sia necessario guardare.
Ma esiste anche uno sguardo che va nella direzione opposta.
Possiamo sentire il nostro corpo senza osservarlo da fuori. Possiamo percepirne le tensioni, il respiro, l’equilibrio. Possiamo accorgerci di ciò che proviamo.
Possiamo imparare a guardarci dall’interno.
Ed è lì che comincia la consapevolezza.
Non nel controllo assoluto di ciò che accade, ma nella capacità di rimanere presenti anche quando non possiamo controllare tutto.
Dare dignità a ciò che sentiamo
Durante il cerchio e nel corso della lezione alcune donne hanno espresso il desiderio di riuscire a entrare maggiormente in contatto con i propri sentimenti.
Abbiamo allora parlato di un’altra forma di giudizio: quella che esercitiamo sulle emozioni.
Siamo abituate a dividere ciò che proviamo in sentimenti “buoni” e sentimenti “cattivi”.
La gioia va bene.
La paura un po’ meno.
La serenità va bene.
Rabbia, tristezza e ansia diventano invece qualcosa da controllare, nascondere o superare velocemente.
Ma anche questi sentimenti hanno bisogno che venga riconosciuta la loro dignità.
Avere paura non significa essere deboli.
Essere arrabbiate non significa essere sbagliate.
Essere tristi o attraversare un momento di ansia non significa essere fuori posto.
Prima ancora di chiederci come gestire quello che sentiamo, possiamo imparare a riconoscerlo.
Sentirlo. Nominarlo. Accettare che esista.
Solo allora possiamo scegliere consapevolmente cosa farne.
Il proprio centro
Ed è qui che il pugilato torna a insegnarci qualcosa.
Prima di colpire, dobbiamo imparare a stare.
Prima di incontrare l’altra, dobbiamo sapere dove siamo noi.
Prima di muoverci nello spazio, dobbiamo trovare i nostri appoggi.
Prima di pretendere di controllare ciò che abbiamo davanti, possiamo imparare ad ascoltare ciò che sta accadendo dentro.
Questo sarà Il Sabato delle Donne.
Non un percorso per insegnare alle donne a non avere paura.
Non uno spazio nel quale diventare invulnerabili.
E nemmeno un luogo nel quale qualcuno ci dirà quali emozioni dovremmo provare.
Sarà un percorso nel quale utilizzeremo il pugilato per incontrare, di volta in volta, il corpo, il limite, la paura, la rabbia, la distanza, il controllo, la fiducia, il conflitto e la relazione con l’altra.
Perché forse essere capaci di difendersi non significa soltanto conoscere una tecnica.
Può significare anche conoscersi abbastanza da riconoscere ciò che ci sta accadendo, accettare il proprio limite, sentire il proprio corpo e scegliere consapevolmente come muoversi.
Abbiamo iniziato in cerchio.
Poi ci siamo alzate, abbiamo assunto la nostra posizione di combattimento e, per qualche istante, abbiamo chiuso gli occhi.
Perché a volte, per cominciare davvero a vederci, gli occhi bisogna chiuderli.
Il Sabato delle Donne – KBC
Un percorso di autoconsapevolezza attraverso il pugilato.
Ogni sabato dalle 11:00 alle 12:00
KBC – Kaabour’s Boxing Central
Salita San Leonardo 2R, Genova




